Il mercato della difesa dell’UE deve essere più integrato, creare campioni, avere accesso ai fondi e dare alla Commissione europea poteri di supervisione, secondo un rapporto dell’ex primo ministro italiano Enrico Letta, che si scaglia contro la protezione degli Stati membri.

“Il mercato unico dovrebbe rafforzare le capacità di difesa europee, immaginate come un mercato comune che garantisca a tutti i membri l’accesso alle capacità militari necessarie per la difesa dei loro cittadini e la promozione della pace globale”, ha scritto Letta nelle sue attese proposte di riforma che saranno presentate giovedì (18 aprile) davanti al Consiglio europeo, ma che Euractiv ha potuto visionare.

Per realizzare questo “mercato comune per l’industria della sicurezza e della difesa”, è necessario affrontare il “deficit di integrazione” tra le imprese di difesa dell’UE, smantellando le barriere legate alla mancata sincronizzazione dei bilanci e alle considerazioni di politica industriale della difesa nazionale.

Come scrive Aurélie Pugnet, l’analisi di Letta riprende l’ultima proposta della Commissione europea per un Programma industriale europeo per la difesa (EDIP), che tenta di rilanciare il complesso militare-industriale del blocco dopo l’aggressione della Russia all’Ucraina, discostandosi dalle prospettive tradizionali degli Stati membri.

Mentre il primo si concentra sulla de-frammentazione, sulla cooperazione e sulla competitività del blocco, il secondo cerca di ottenere ritorni nazionali e seleziona i propri fornitori sulla base di considerazioni politiche e di sicurezza nazionale.

Nelle ultime settimane, i Paesi dell’UE hanno posto domande sul testo dell’EDIP presentato dall’esecutivo comunitario, e la maggior parte di essi si è mostrata riluttante a concedere alla Commissione o a qualsiasi organismo sovranazionale poteri di governance sulle loro priorità militari, sui diritti di acquisto e sull’accesso alle informazioni relative alla catena di approvvigionamento, hanno dichiarato a Euractiv,com persone coinvolte nei colloqui.

Soprattutto Berlino, hanno detto tre persone, ha “molte domande”.

Tuttavia, nonostante le preoccupazioni dei Paesi dell’UE, Letta dipinge il Defence Industrial Readiness Board, ancora da approvare, come necessario e con un ruolo cruciale nell’attuazione dello schema e nell’incontro tra domanda e offerta.

Il raggiungimento di un “mercato unificato della difesa”, afferma, richiede una maggiore cooperazione su temi delicati come l’allineamento dei segnali di domanda e offerta e delle capacità industriali con le esigenze delle forze armate, la pianificazione strategica, l’armonizzazione dei regolamenti relativi alla difesa e la riduzione delle barriere amministrative, doganali e fiscali.

Si parla anche di catene di approvvigionamento europeizzate, di priorità ai fornitori europei, di produzione flessibile, di accesso agli acquisti off-the-shelf, di visibilità sugli ordini e sulle esigenze in tempo di pace e di crisi.

Secondo Letta, anche le fusioni e i campioni europei dovrebbero essere sulla lista delle cose da fare per il blocco, sfidando il nucleo di un mercato altamente sensibile e isolato.

Raggiungere un mercato della difesa unificato richiede l’integrazione sia dell’offerta che della domanda, il che significa allineare le capacità industriali e le politiche di difesa. È necessaria un’armonizzazione completa delle normative sulle attività di difesa, della pianificazione strategica e degli incentivi per la cooperazione aziendale.

“L’integrazione delle aziende europee della difesa è difficile senza una convergenza politica, ma è assolutamente necessaria”, afferma l’italiano, citando come modello Airbus e MBDA, due multinazionali della difesa con divisioni nazionali basate sulle competenze.

Un mercato comune, inoltre, “ha il potenziale per incoraggiare la cooperazione tra [piccole imprese] o addirittura portare a fusioni europee, creando medie imprese più forti e innovative”.

Dove trovare i fondi?

Infine, Letta elenca diverse soluzioni per reperire fondi per il potenziamento dell’industria della difesa, mentre i governi guardano al portafoglio per rifornire l’Ucraina e rifornire i propri arsenali.

Un punto sorprendente che Letta solleva è l’utilizzo del Meccanismo europeo di stabilità (MES), noto anche come fondo di “salvataggio” dell’UE per i Paesi sull’orlo del debito sovrano o della crisi bancaria, per aiutare a coprire le spese.

“Un’iniziativa parallela [simile ai piani per la pandemia COVID-19] potrebbe istituire una linea di credito specializzata per le spese di difesa nazionale”, suggerisce Letta.

Questa linea di credito “potrebbe fornire prestiti fino al 2% del PIL di un Paese membro a tassi di interesse eccezionalmente favorevoli, specificamente destinati alle spese per la difesa e la sicurezza”.

Questa idea si aggiunge a quelle già in discussione, che Letta sostiene: l’uso di prestiti congiunti tramite Eurobond – nonostante la riluttanza – “strumenti dell’UE” per accedere al capitale di rischio e agli incubatori per le startup e le PMI, aggiungendo pressione alla Banca europea per gli investimenti (BEI).

Il tutto in aggiunta a un “sostanziale sostegno diretto attraverso il bilancio dell’UE” per (co)finanziare progetti congiunti di ricerca, sviluppo e approvvigionamento di interesse comune, nonché un sostegno durante l’intero ciclo di vita, come proposto nel regolamento EDIP.

“L’Unione Europea può affrontare adeguatamente le complesse sfide della modernizzazione delle sue capacità di difesa solo esplorando meccanismi di finanziamento diversificati e integrando risorse pubbliche e private” si legge nel rapporto.

Questa strategia evidenzia un approccio completo volto a potenziare la spesa per la difesa dell’UE combinando il sostegno istituzionale con incentivi guidati dal mercato.

“È fondamentale stabilire una base industriale e tecnologica per la difesa europea robusta e resiliente per mettere l’UE nelle condizioni di raggiungere i suoi obiettivi strategici e promuovere un ecosistema globale di pace” conclude Letta.

[A cura di Alessia Peretti]

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